Un semplice, come sempre purtroppo, confermare il mio dire. Ieri sera mi viene chiesto, durante aperitivo a casa di Amici, chiarimenti su 'conditional sentences' in Inglese al che sorrido (all'inizio) e chiedo 'ipotetico del tipo zero?' - la risposta chiaramente è stata si. Al che dico che non posso spiegare ciò che non esiste né in Inglese né in lingua italiana ed ora mi spiego (cosciente che a scuola vi insegnano esattamente il contrario, ma lo fanno anche a basket a Desio, Seregno. Mariano e ... tutta italia)

In Italia la Treccani è simbolo di verità per quanto concerne la lingua Italiana. Poi esiste la Crusca che da vari anni si oppone alla tradizionale grammatica dando le sue interpretazioni. Poi esiste Claudio ... che in questo caso si pone nella posizione ottimale.

Definizione di Futuro:

Claudio evidenzia 'un'azione che si svolge in un tempo seguente a quello di riferimento, seguente comunque all'esatto momento in cui si parla.'

Treccani evidenzia 'Il tempo che verrà o gli avvenimenti che in esso si succederanno. Categoria del verbo che indica l'azione in quanto si deve svolgere nel futuro.'

Crusca prende sempre come riferimento i testi sacri e quindi Fornaciari padre della grammatica italiana parrebbe quindi riportato dallo stesso Fornaciari 'Il futuro semplice e l’anteriore si usano spesso come dipendenti (in proposizione oggettiva) anche da verbi indicanti speranza, dubbio o timore; p. es. Spero che verrà, che sarà venuto, che ne avrà rammarico; temo che lo perderò. Anche dopo credere e simili verbi hanno più forza del congiuntivo: Credo che metterà giudizio, temo che sarà partito.' e Serianni 'qualunque verbo o qualunque costrutto che richieda il congiuntivo può costruirsi con l’indicativo futuro (o, se è un passato, con condizionale composto) quando l’oggettiva indica azione posteriore rispetto alla reggente.' La regola generale è: dopo verbi che esprimono opinione ecc. (credo, penso, spero...) solitamente si ha il congiuntivo, poiché questo è il modo della soggettività: credo che tu sia, penso che lui abbia, spero che voi andiate. Invece l’indicativo, modo dell’oggettività, si usa dopo verbi che esprimono certezza: so che tu sei, affermo che lui ha, vedo che voi andate. Ma il futuro, pur essendo un tempo dell’indicativo, non può esprimere una vera oggettività. Del doman non v’è certezza. Tant’è vero che spesso, anche per indicare azione presente, ma dubbia, usiamo l’indicativo futuro: Chissà cosa starà facendo il tale in questo momento.

Quindi, come detto, tutti e tre definiamo il futuro nello stesso identico modo. Però, l'italia è il paese dell'interpretazione quindi evidenzio:

Presente pro futuro: è il presente usato al posto del futuro; molto frequente nella lingua colloquiale, (attenzione ai termini, scrivo colloquiale come riportato nei testi) spesso è accompagnato da complementi e avverbi di tempo, che esprimono la nozione di futuro L’estate prossima vado in vacanza in Spagna. Domani torno in palestra.
USI

Nel parlato e nello scritto informale, (il popolare) per esprimere un’azione che avverrà nel futuro si usa sempre più spesso il  presente indicativo

Allora il mese prossimo parti per Londra?

Possono avere valore di futuro anche il presente indicativo del verbo dovere o la sequenza avere da, seguiti da un infinito.


Ora vi riporto integralmente la simpatica spiegazione di Illustri Italiani riguardo al 'presente pro futuro'

... 'Il futuro invece si utilizza per esprimere un’azione che avverrà in un momento successivo a quello in cui si parla.

Queste cose penso che tutti le sappiate, se state capendo quello che diciamo, perché sono cose molto di base (basic). Forse sapete (però forse no) che il presente viene utilizzato molto spesso al posto del futuro. Quindi il tempo presente viene utilizzato per indicare azioni che avverranno nel futuro. Queste avviene, come abbiamo detto, soprattutto nella lingua parlata. E avviene davvero spesso, così spesso che non si può considerare nemmeno un errore. Questo utilizzo viene chiamato “presente pro futuro”. Quando si utilizza il presente in questo modo di solito si accompagna a (is accompanied by) espressioni o avverbi di tempo che diano il senso (convey the meaning of) di azione futura.


Bene, spero di aver ben spiegato perché in Inglese non esiste (poi vi mando foto della grammatica di Cambridge ... Università ignorante) il condizionale zero come riportano i vostri testi. Ora o sbaglia la Crusca, la Treccani e Cambridge o forse forse ... ma è giusto che si insegni l'errore, dato che i vostri stessi insegnati sono animali. (in fondo imparate basket con gli youtubers e scuola con le crocette...fantastica italia)

Come sempre detto, è più semplice correggere la lingua parlata che insegnare a scuola la grammatica quindi, come si scherzava ieri sera, se i vostri figli di oggi e di domani useranno dire ciò che mi fece sorridere anni fa ...'Claudio, esco le palle e le gioco'... non abbiatene male.

Ah, colloquiale è il termine gentile per dire 'popolare' ... (e definire popolare non credo necessiti essere spiegato vero? Soprattutto guardando il grafico sotto)

Poi, giusto a verità del detto di ieri - non ho trovato la foto del Sole 24 ore accennata ma la cerco ...



e qui al penultimo posto la mette ISTAT italiano, il Mondo mette l'Italia al penultimo posto al MONDOOOOOOOOOO...